IN$TA FLYCAT

EPITOMA FVTVRI$MO CAELE$TE

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EPITOMA FVTVRI$MO CÆLE$TE










Sono nato a Milano il 19 agosto del 1970. All’età di 13 anni mi innamorai follemente di ciò che il mondo chiamava Arte dei Graffiti, non ricordo il giorno esatto ma posso dire che da quel preciso istante iniziò la mia vita, la vita di FLYCAT.


Dipingo, progetto, assemblo, ritaglio, incollo, metto in prosa, ma essenzialmente ciò che faccio è ‘scrivere’. Scrivere, per me è la perfetta coniugazione alchemica fra tre elementi principali: Tradizione, Passione, Fvtvro. Scrivere è la mia Liturgia. Sono portavoce ufficiale di un Movimento artistico conosciuto con il nome di Panzerismo Ikonoklasta e Futurismo Gotico, creato nella Nuova Gotham nel 1979 dal Gran Maestro RAMM:∑LL:Z∑∑ (1960-2010). Il 20 febbraio del 2010 divenni suo discepolo e fui nominato, con il grado di “Y-1”, difensore della 25esima lettera. Il mio compito è di operare sulle 26 Lettere che compongono Il Nuovo Alfabeto Latino Romano dal quale si è poi generato l’Alphabetvm Cæle$te.


La filosofia del Panzerismo Ikonoklasta e del Futurismo Gotico si fonda sull’idea della transizione dall’era ‘ornamentale’ della scrittura (iniziata con le miniature medievali) a quella ‘armamentale’: le Lettere vengono armate di missili per liberarsi dalla prigionia durata più di 4 secoli, imposta loro dai caratteri mobili-immobili della stampa, le Lettere trovano nuova vita sulle 'pagine rotanti' di una nuova tipologia di codice, quello della rete dei trasporti metropolitani, è qui che la tradizione sposa la modernizzazione ed il concetto futurista. Le Lettere armate di missili corrono sui vagoni della metropolitana.

Partendo dall'idea di lettera come entità autonoma liberata, la mia ricerca ha proseguito attraverso un personale approccio, spingendosi verso altri confini.

DIO creò il Firmamento e decise di comporre il primo foglio parlante sull'ottava delle nove sfere della volta celeste, dinanzi all’Empireo, il Codex Primvs, creando le proprie Lettere da quel rosario di stelle donando all'uomo le proprie 3 armi-elementi-forma, da cui vennero plasmate gli
Elementi-Lettera:

1) La cuspide che formerà la freccia per poter dare corpo alle sue Litteræ-$ignvm a cui successivamente venne attributo l'errato nome di 'cuneiforme' per descrivere la scrittura sviluppatasi nel Vicino Oriente Antico; con la Nuova Riforma $crittoria Cæle$te viene decretato il termine “cuspiforme”.

Chiamata anche ∆ Delta, l’Assoluto nella sua completezza, emblema del principio costruttivo di tutti gli organismi, triangolo di Salomone, il verbo perfetto poichè suppone un principio intelligente, principio parlante e principio parlato; colui che per mezzo della parola (lettera) crea un terzo se stesso. Trinità di tutte le cose, il mistero fondamentale dell’iniziazione intellettuale.

La gelosia.

In qualità di simbolo sacro, la cuspide “freccia”, diede origine alla pratica divinatoria della “Belomanzia”, attraverso l’uso della freccia si generava un rito propiziatorio prima di intraprendere qualsiasi azione bellica.

Un ulteriore valore si rivela nell'analogia simbolica tra la freccia-lancia derivata dalla cuspide con il simbolo paleocristiano della palma, simbolo di vittoria e di trionfo. Plinio attesta che fu consegnata a Roma per la prima volta nel 586 a.C. dopo una vittoriosa battaglia. I Cristiani tracciarono la palma sui sepolcri per indicare le vittorie riportate dai defunti, in particolare dai martiri (Dis Manibvs), che, per la loro fede sacrificarono la vita, ad essi Tertulliano dedica nel suo “Apologeticvm”, AP 7,9: “Spetta in modo speciale l’onore della palma”.

2) Il $ator o quadrato (rigore, difesa): "CLAV$TRVM $INE ARMARIO E$T QVA$I CA$TRVM $INE ARMAMENTARIO"

3) Il Clipevs o cerchio (difensiva), simbolo per il paradiso, il cielo, la forma perfetta per eccellenza, il Sole, astro luminoso biblicamente creato al principio perchè presiedesse il giorno, dissipa le tenebre e illumina le intelligenze; la Luna, appare nel quarto giorno designata a presiedere la notte e per far distinguere i tempi, è l'immaginazione che adorna le idee.

Dal Neolitico si svilupperanno la simbologia dei segni zodiacali da cui le prime lettere ieratiche cosmiche: la O, il simbolo della spirale, la lettera M.

L’uomo in principio non potè leggere dall'enigmatico abbecedario cosmico. Alla sua Origine il segno scrittorio procedeva seguendo una multi direzionalità secondo un anti-regola come lo stesso ragionamento da cui era emerso, tracciati irregolari, generando una propria linearità stratificata, la scrittura proseguì poi seguendo un ordinamento sacrale imposto direttamente dal suo Creatore che venne chiamato ‘bustrofedico’ ossia il tracciato percorso dall'aratro trainato dal bue (elemento-lettera: Aleph) che semina la Terra sua stessa generatrice.

Le diverse direzioni della Scrittura segnalano un preciso comportamento con motivazioni di ordine psichico e mentale. La stesura dei grafemi nella sua espressione simbolica viene sottoposta alla forza di quattro fondamentali vettori: alto-basso, sinistra-destra. Lo 'scriptor' a seconda della propria storia personale in rapporto con l'esterno, frutto di una combinazione biologica e culturale, proietta attraverso i propri elementi-lettera, se stesso, occupando e privilegiando nello spazio scrittorio quelle aree: alto-basso e sinistra-destra.

La sinistra, significato simbolico del principio, l’Io, l'origine, il passato, la tradizione, la famiglia; appartiene alle scritture proto-cananee (proto-dinastiche), "grafie con direzione sinistrorsa ", sottolineano la tendenza a ritornare all'origine, a valori passati, ad aspetti meditativi .

La destra, assume al contrario, i significati simbolici del Tu, del futuro, del mondo esterno, degli altri, l’ignoto; è caratteristica del mondo occidentale la grafia con direzione destrorsa ossia verso l'esterno, l'espandersi, l'irradiare amore, la conquista, il dominio, il potere.

Questo riguarda la tendenza generale della narrazione, ma nel gesto scrittorio coesistono movimenti sia verso destra che verso sinistra, dal basso verso l'alto e viceversa che nella loro alternanza determinano ad esempio la presenza di forme curve e ampie, di tracciati centrifughi o centripeti, la creazione del quadrato, del cerchio e del triangolo-cuspide entro quali forme si genereranno le coordinate degli elementi-lettera.

I popoli conoscevano la coesione attraverso la scrittura, quel tempo ebbe breve vita.

All’origine, prima che la distruzione babelica ebbe atto, una era la lingua ed una era la scrittura affidataci dal Cosmo.

Una volta compiuta la profezia e abbattuta la Torre le Lettere si mischiarono nelle forme e nei suoni.

“Potrete scagliare le vostre frecce dalla Torre di Babele ma non potranno uccidere DIO”.
En Sabah Nur.

La freccia deve obbedire alla lettera, è la freccia che segue la lettera. L'elemento-arma-freccia è impiegata in modalità 'tiro diretto', per questa ragione che una composizione non può concedere un utilizzo sregolato di questo suo elemento, ne destabilizzerebbe l’equilibrio della lettera stessa e di tutta l’intera formazione scrittoria.

Una storia tramanda che l’alfabeto prese forma con una dichiarazione di guerra, nel punto di incontro tra il cuneiforme (cuspiforme) assiro-babilonese e i geroglifici egizi ad opera degli scriba (Thot conosciuto come l’inventore dei geroglifici; questi, chiamati: medu-neter, le parole di DIO, perchè rendono visibile ciò che non lo è), come risultato del conflitto egizio-ebraico derivato dalla volontà degli ebrei di rispettare un comandamento mosaico, dal primo decalogo biblico: ‘Non ti fare scultura alcuna nè immagine alcuna delle cose. (Esodo 20, 2, 3)’.

L’uomo in seguito, circoscrivendone i confini, decretò che il sacro simbolo-logos potesse solamente percorrere una delle due direzioni, così rivolgendo la cuspide del Sagittario verso Oriente la dove splende Venere e sorge il Sole o verso Occidente ove la Luna vi riposa.

Quei grafemi un tempo scritti dal basso verso l’alto alla fine del protodinastico effettuano una rotazione di 90°gradi appoggiandosi su di un lato, esempio lo è la: E “He”, o sui 180° la A "Aleph".


Dall' Enuma Elish, il testo assiro-babilonese sulla Creazione, 2 millennio a.C.: "Quando nell'alto il Cielo non aveva ancora un nome, e la Terra in basso non era ancora stata chiamata con il suo nome", e ancora, "Quando nessun astro era ancora visibile, nessuno aveva un nome, quando i destini non erano ancora stati stabiliti, quindi gli astri sono stati resi visibili in mezzo del cielo"

Fu così che dall'oscurità delle notti giunsero voci e ognuna delle costellazioni acquisì il proprio segno ed il suo suono, che si tradusse in nome con il quale l'uomo fu in grado di riconoscerla e chiamarla.

La presenza di figure celesti conferma l’esistenza di immagini senza corpi, inaugurando il pensiero simbolico, trasmutando le stelle, quelle conoscenze astrali in glifi, lettere alfabetiche Cӕle$ti
dallo strato siderale, si narra di epopee, favole, battaglie e bugie, di combattenti e prigionieri, ma non occulte sentenze di un cielo analfabeta. Non siamo noi a scorgerle nei cieli, sono loro se gliene diamo occasione che si rivelano a noi, presenti nella memoria delle generazioni, in attesa che si levi lo sguardo al buio della notte e si affidi a loro un nome. L’Alfabeto Cӕle$te
 
siderale attesta che la memoria del segno non si perde nell'oscurità della morte, ma affiora fedele nell'immaginario del ‘Dubsar’ (demiurgo scriba), riflesso degli infiniti sentieri del cielo.

Le coordinate delle Lettere furono stabilite dalla mano divina, non dall'azzardo dell’uomo, cosa quindi che le fa convenire e concordare con i corpi celesti.

Le Lettere illuminatesi alla luce, in terre diverse, ma sotto la stessa volta, dove ivi risiedono le proprie radici. La loro genesi risiede nell'alto dei cieli, sui due immensi ponti che formano le impalcature della cupola notturna, lo zodiaco e la via lattea; non è nelle profondità della terra, come hanno cercato di inculcarci chiamando la Nostra una ‘sotto-cultura’, ma sarà proprio da quelle stesse viscere che riemergeranno, da quello stesso ‘Inferno’. Nell'era paleocristiana le catacombe scavate nelle profondità della roccia, definite dai pagani con il nome di NECROPOLI, città dei morti, non erano un luogo di fuga, ma il luogo di attesa della Resurrezione, il "dies natalis". Non lasciamo quindi che la sedicente ‘Intelligentia dell’ arte’ prosegua nel demonizzare il potere delle Lettere. L’origine degli alfabeti ha radici celesti e armi terrene, che esprimono forme diverse e una comune struttura generativa.

Nella mitologia greca arcaica la creazione delle Lettere è affidata alla figura mortale di Cadmo, le lettere “ ∆ alfa, Ω omega...” designano ‘se stesse’ confermando il loro potere e valore fonetico per ogni singolo elemento. Le parole semitiche come “bue: Aleph, cammello: Gimel” possiedono significato offrendo il loro acronimo alla lettura, mentre nel coevo alfabeto etrusco da cui si genererà formalmente il Latino-Romano le lettere assumono significato divino divenendo acronimi di divinità, quali: Aplu (A): Apollo, Cupra (C): Venere, Fuflun ( Γ gamma) Dionisio.

Caso a sè stante il Tau (Crvx commi$$a nell'Alfabeto Cæle$te), ultima lettera dell'alfabeto ebraico,  rappresentava il compimento dell'intera parola rivelata di Dio, adottato dai cristiani per il duplice motivo, di essere la profezia dell’ ultimo giorno e quindi la stessa funzione della lettera greca Omega, così come dall'Apocalisse di Giovanni(1,8) .

L’uomo così diede suono alle Lettere adottando il principio della acronimia, pronunciandone di ogni ‘parola’ la sola lettera iniziale.

Il suono si riveste della sua armatura-forma originaria: la lettera, come manifestazione del visibile nell’invisibile, ora possiede un nuovo valore mistico. L’Alfabeto Cæle$te è sia forma che suono.

La Lettera è ora 'oracolo divinatorio'.

Il suono prima della materia, gli dei attraverso le lettere galattiche sacrificano i loro corpi sonori per conferire esistenza ed eleganza al mondo. Questo passaggio ebbe luogo quando la Luna prestò il suo volto alle vergini umane, quando il Sole rappresentò DIO. Nel vangelo giovanneo “All'inizio era la parola...tutto è stato fatto per mezzo di lei...”

L’espressione figurativa cristiana o giudeo-cristiana del primo secolo era condizionata dal divieto mosaico delle immagini. La primissima forma di comunicazione simbolica cristiana è stata quindi il segno, il crittogramma, il numero, le lettere o semplicemente il simbolo.

Le raffigurazioni del crocefisso appaiono solo nel IV secolo, quando la pena della crocifissione viene eliminata e invalidata la proibizione mosaica dell’immagine (inizio nuova fase di opposizione organizzata alla LITTERA).

Il Fvtvri$mo Cæle$te non riconosce il decreto attuato in seguito al concilio di Nicea del 325 d.C che sancendo definitivamente la duplice natura divina e umana di Cristo: il Verbo si è incarnato in un uomo, Dio si fa uomo e si rende visibile in fattezze umane”, stabilì che divenissero figurativamente rappresentabili.

A partire dal sec.III al sec.IV e V, le catacombe si rivestono interamente di affreschi con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, immagini di Cristo, dei martiri e con immagini simboliche.

Una eccessiva pittografia fu destinata a descrivere oggetti e animali. La spiritualità permeò gli elementi della scrittura “Vinča” proveniente dai Balcani (5500 a.C.), più tardi prese forma la sillabica lineare con il cuneiforme (cuspiforme), trasferendosi nell’eloquenza fenicia, ancora nell'eleganza greca, passando per la rappresentazione etrusca, giungere poi alla rigorosa epigrafica imperiale e infine con la riappropriazione della sua sacralità nell'Alfabeto Cæle$te.

Per restituire alla Lettera la dignità e il potere che le appartengono, ho preso, dunque, a prestito la denominazione di Litteræ Cælestes, modello di scrittura in uso nei documenti ufficiali del tardo Impero Romano, così da liberare le Lettere che vennero segregate.

Il Fvtvri$mo Cæle$te restituisce conoscenza la dove conoscenza fu esiliata, il Fvtvri$mo Cæle$te scrive le proprie lettere utilizzandone il valore fonetico originale, predilige il latino, abbandonando definitivamente la pratica volgare ed il mondo illetterato e manierista. Il Fvtvri$mo Cæle$te non è arte di strada ma è la strada per l'arte.

Il Fvtvri$mo Cæle$te e le Litteræ Cæle$teS in quanto Arte Sacra legata ai precetti dell'Ikonokla$tia, rifiuta e non riconosce il figurativismo ed ogni tentativo di plagio del ‘reale’ all'interno della propria rappresentazione $crittoria aniconica.

Si ristabilizza l’ordine alle lettere oranti e vengono ripristinati gli arcaici nessi , Æ etc.

L’elemento-lettera V si riappropria del suo doppio valore originario: consonantico+vocalico, questo può non avvenire nelle sequenze lineari dei due grafemi V+U, U+V, V+V.

Viene restituito all'elemento-lettera T il doppio valore consonantico di T+Z, pur mantenendo intatto quello del grafema Z.

Le lettere ed il fono ora si rafforzano reciprocamente, creando una perfetta ‘ordinatio’.

Necessario è ricomporre la frattura tra Lettere e Letteratura, Il Fvtvri$mo Cæle$te si pone in continuità con il mondo cla$$ico e antico, cosicchè, la freccia del tempo scorra verso il fvtvro.

Letteratura e scrittura si fondono in un unica pratica, d’ora innanzi il valore strutturale diviene un unica entità con il proprio valore fonetico. Quella che un tempo era una Legione composta da 26 lettere, ora si avvale di elementi nuovi e di quelli che in passato furono estromessi a causa del loro potere, la Coorte delle Litteræ Cælatæ (cosi' erano chiamate le lettere di cui rimanevano solamente le ombre quando le 'lettere bronzee' cadevano dalle loro epigrafi)

Una classe a sé di segni grafici speciali è costituita dalle cosiddette 3 lettere claudiane, introdotte dall'imperatore Claudio (10 a.C - 54 d.C.) all'epoca della sua censura (47-48 d.C.) ossessionato dall'idea di rendere l'ortografia del latino nobile più aderente alla realtà, aveva quindi attivato una riforma ortografica, questi tre grafemi trovarono impiego per un breve lasso di tempo, cadendo precocemente in disuso.

La prima lettera claudiana, una C rovesciata o retrograda, è detta antisigma, gr. ἀντίσιγμα, comp. di ἀντί «contro» e σίγμα «sigma», per la sua forma: (Ɔ), e serviva a rendere il suono /PS/, o /BS/ a seconda delle parole (come in urbs, trabs, ipse), ottenuta capovolgendo la C del nome Caius: questo simbolo veniva utilizzato per indicare una donna, era letta: Caia,
usata nelle formule di patronato di ex schiavi/schiave liberati da una donna, stava ad indicare una identità femminile per la parola mulier ("donna"; ad esempio nelle locuzioni Ɔ l = (mulieris) + l (ibertus), "liberto di una donna"); in ambito militare la (Ɔ) era utilizzata per identificare il 'centurio' (centurione) o la centuria.

L'Imperatore Claudio avrebbe potuto scegliere di usare l'antisigma per esprimere un suono palatale, come fatto dai 'Volsci', se questo fosse effettivamente esistito a suoi tempi. Invece non ha creduto necessario riformare l'ortografia introducendo lettere nuove per C e G davanti a vocali anteriori E e I, dato che alla sua epoca i fonemi /k/ e /g/ non avevano ancora subito alterazione in tali contesti. Ha preso invece l' antisigma e l'ha usato per esprimere il suono /ps/, cosa a parer mio del tutto priva di necessità, data la scarsa importanza del nesso nella lingua latina. A spingerlo è stata infatti l'analogia con la lettera X usata per esprimere in forma sintentica il nesso /ks/.

La seconda è detta digamma inversum o effe capovolta / Ⅎ /, e serviva a notare la consonante labiale / w /, usata per trascrivere il suono consonantico V, da sempre indistinto dalla vocale U nella scrittura latina.

La terza è il segno / Ⱶ /, corrispondente alla metà sinistra della lettera H, chiamata Littera dimidia, introdotta per trascrivere il sonus medius, analogo alla moderna pronuncia della lettera Y, serviva a rendere un suono vocalico intermedio tra /i/ e /u/, affine al greco Υ, che si trovava in parole come optimus (o anche optomus) e libet (o lubet).

Tacito, Annales ( XI, 14 )

“...Sed nobis quoqve pavcae primvm fvere, deinde additae svnt. Qvo exemplo Clavdivs tres litteras adiecit, qvae vsvi imperitante eo, post oblitteratae, aspicivntvr etiam nvnc in aere pvblico + dis plebiscitis per fora ac templa fixo”.

“...Anche da noi i caratteri furono in principio pochi, poi se ne aggiunsero altri. E fu seguendo tale esempio, che Claudio aggiunse tre lettere che, impiegate durante il suo principato e poi cadute in oblio, sono ancora oggi visibili nelle tavole di bronzo affisse nelle piazze e nei templi, per rendere noti i plebisciti”.

Vanno ad aggiungersi anche gli Elementi-$imbolo, quelli cosmogonici,astronomici-planetari, monetali (Litteræ Occulte$). Una cuspide in direzione destra come simbolo della centuria, anche usato per alludere al grado di centurione (>), il Theta nigrum (θ) è un segno convenzionale utilizzato nell'epigrafia latina per indicare il decesso della persona nominata (nel caso di una epigrafe funeraria) oppure raffigurata (anche nei rilievi dei gladiatori): un theta greco (θ), iniziale della parola θανατος (= morte), oppure il segno della O barrato (ø), con il significato di obit (morì).

Collegato con l'uso greco di indicare i soldati morti con un theta e quelli sopravvissuti con una tau, lo stesso sistema passò poi all'Esercito Romano dove, nel linguaggio militare (sermo militaris), si usava indicare la morte di un soldato con il termine "thetatus".

Le lettere recise da una linea orizzontale; come la X tagliata a metà indica la parola denarius, mentre HS indica il sestertius, dall’unione dei due elementi H e S verrà generato nei secoli a venire il simbolo $ (dollaro U.S.A.).

 Littera T ( T+X+P+++† ) Crvx

T, questo il simbolo della croce originale, risale al VII sec.a.C. collocandosi alla posizione num.18 nell’Alfabeto Cӕle$te, è formata da due elementi: stipes, asta verticale e patibulum, asta orizzontale; ‘lettera taumata o patibulata’, rappresentata nelle sue diverse dimensionalità: diritta, diagonale, laterale, rovesciata, possiede come tutte le Litterӕ Cӕle$te$ il pieno controllo della sua omnidirezionalità ↔ ↕ sviluppata sui 360°, e per questa Lex può rappresentarsi anche retroversa o capovolta su 180°, per lungo tempo si è lasciato venisse demonizzata associandola al culto del maligno, chiamata anche croce di Nerone; con il Fvtvri$mo Cӕle$te gli viene restituito lustro, il suo potere $ovrano ripristinato con il proprio valore simbolico eucaristico e alfanumerico e soprattutto di “omnia directiones” ↔ ↕.

“VNIVER$ALITA’ della Littera T”

Attraverso indagini epigrafiche e paleografiche, rivelatesi per lo più deludenti e anacronistiche a causa del mancato approccio artistico-filosofico-interpretativo dell’argomento, hanno permesso una divulgazione errata della sua storia originale basata sull’evoluzione della Lettera: T e della sua declinazione in Crvx.

Nell'alfabeto Caele$te, la lettera T (tau) ritorna alla sua posizione originale ovvero al numero 18 della schiera alfabetica “latino-romano” e acquista il suo valore alfa-numerico completo, il 318, vale a dire: 18 corrisponde alle prime due lettere greche del nome di Gesù I+H da cui derivò Il monogramma cristologico, già presente sin dal sec.I in Palestina: I e H di attraversato da una sbarra assume la forma della croce

Nella Scrittura viene traslitterato in 1+8 e con 300 che era il valore alfa-numerico nell’antico alfabeto ionico, multiplo di 3 (la Trinità), la lettera “T “ (tau) segue come l'arrivo della grazia nella ‘croce’; ogni volta che nella Bibbia incontriamo questo numero è sinonimo di salvezza o di vittoria, come nell’esempio dove Dio disse a Noè "Fatti un'arca di legno di cipresso. Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza." (Genesi VI,XIV-XV).”, o in "Quando Abramo seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan” (Genesi XIV, XIV).

Si può ben dire che il “$ignvm Crvcis T”, inizialmente immagine di infamante supplizio e poi rappresentazione di incondizionato amore universale, sia stato dotato di una straordinaria capacità di diffusione, sia nella sua dimensione verticale della pluralità di significati, sia in quella orizzontale della "lunga durata". Questo uso, a volte sconsiderato della Croce, lo ha portato a rappresentanza di manifestazioni fondamentaliste e improprie che mal hanno espresso il profondo significato celato in esso.

In epoca precristiana culture differenti tra loro detenevano la consapevolezza del Segno cruciforme al quale attribuivano diversi valori.

È grazie all’ iniziativa dell'imperatore Costantino (IV sec. A.C.) che inizia la consuetudine di rappresentare il nome di Cristo attraverso forme monogrammatiche, precedentemente ignote, che esplicitano il ‘nomen’  (Christòs) e nel contempo alludono, figurativamente a una croce decussata, così espressa nella lettera "X", chiamati "monogrammi costantiniani", costruiti dalla fusione in un unico segno composto dalle due lettere iniziali (chi e rho X e P) di Christòs, questo fu impiegato sia come simbolo che come ‘compendium scripturae’, cioè di abbreviazione, come nelle forme vivas in Chr(isto).

Ha la forma di stella dall' incrocio dello iota (I) con la chi (X con valore di C) in XPI∑TO∑ (Cristo) usato nel 3 sec; questo è chiamato monogramma precostantiniano o Crismos.

Avviene la rottura del cerchio e del quadrato con l’inserimento della Lettera X “Christo e la Trinità, l’Arma Christi”.

La forma compendiata del nome di Cristo dove  si evidenzia però maggiormente la croce, è il cosidetto ‘monogramma cristologico’, derivato da quello originario costantiniano, e realizzato come una crux latina (immissa o capitata) con l'asta verticale costituita dal tratto verticale della lettera Rho: P, a cui andranno ad aggiungersi le lettere apocalittiche alpha e omega dalla metà del IV secolo, con anche elementi geometrici a rafforzarne l’importanza (del segno cristologico X).

Appare anche in altre versioni, la prima con la P (rho) riversa a sinistra ꟼ  e con le lettere capitali romane A e Z al posto di α (alfa) e ω (omega), nella seconda con la croce Τ (taumata) al posto della X, l’alfa da sinistra è a destra così come l’omega da destra passa a sinistra, e in una terza versione

T + X (comp. di croce e segno) come quello fatto dagli analfabeti in luogo della firma. In diplomatica, dato il suo valore sacrale, precedeva anche la firma autografa come segno personale.

Si rivoluziona il concetto di inizio e fine. (Io sono l’Alfa e l’Omega)  La 'fine' è ' nuovo inizio', 'La Nvova Re$vrrezione'.

Come accadrà anche per le Litterӕ Cӕestes, vengono emanati provvedimenti legislativi per la salvaguardia del simbolo. Nel 427 d.C. una costituzione imperiale, imponeva un preciso limite all'uso indiscriminato dei Signa Christi:  il dispositivo faceva espresso divieto di incidere o dipingere in terra, sia sulla pietra sia sul marmo il "segno di Cristo Salvatore". “Nemini licere signum Salvatoris Christi humi vel in silice vel in marmore aut insculpere aut pingere” (Codex Iustiniani).

Si noti come questo provvedimendo discordi profondamente con la tradizione contemporanea delle ‘pietre d’inciampo’.

Per questo motivo che alcune iscrizioni romane antiche,funerarie pavimentali presentino croci e cristogrammi accuratamente abrasi con scalpello.

Il Fvtvri$mo Cӕle$te magnifica la sua Littera. La lettera T (tav inversvm), quindi, si colloca tra la schiera del Nvovo Alfabeto Cӕle$te nella posizione numero XVIII.


Il FVTVRI$MO CÆLE$TE è lo scisma nell'arte urbana.


La $crittura è totalità, la $crittura è innanzitutto Elementi-Lettera ma anche poesia, musica, pittura. La $crittura è magia, la $crittura è energia cosmica, è l’impronta primordiale, è DIO che vuole comunicare con noi e per ciò ci fornisce il mezzo con cui poterlo fare e lo fa attraverso le SUE Litteræ, ma ad una precisa condizione, che si debba prima imparare a leggere dalla SUA volta. Il gesto della $crittura è un rito spirituale, mantra universale proiettato sulla quinta dimensione, Il Dvb$ar Cæle$te è un uomo-medicina della tribù degli uomini. Attraverso le Lettere ci è concesso di creare una comunicazione diretta con il nostro passato e di poterci proiettare verso il futuro, non esiste oscurità che possa ingannare lo $criptor nel preciso atto di composizione della sua sentenza. Le Lettere sono il più prezioso dono che ci è stato fatto dopo la vita proprio perchè ci permette di entrare in dialogo con l'Immagine stessa.

La Lettera nasce nella notte da un incantesimo divino, lascia la sua ombra sulle pareti di una grotta e sulla terra per poi volare via di ritorno verso l’Empireo. Nell' Elemento-Lettera Cæle$te è racchiuso il suono e la melodia che ognuna delle diverse terre le ha assegnato, insieme dominano sul tempo che scorre e sull'alba che sorge.

La $crittura è sacra, la $crittura è letteratura, il Fvtvri$mo Cæle$te ripristina il legame che intercorre tra atto $crittorio e Lettura, il valore fonetico di ogni singolo Elemento-Lettera Cæle$te è altresì importante quanto lo è la sua struttura-forma donandogli luce e stabilità, per questo motivo che lo $criptor non può mancare di essere ‘Litterato’. L’Elemento-Lettera si unisce fondendosi con uno o due dei restanti dando origine alla sillaba la quale saldandosi con altre formerà il ‘Nome-Honorvm Nomi$'’.

Il valore ontologico della Lettera sta nella sua interezza.

Le 26 Elementi-Lettera + le Litteræ Occulte$ ora ri-unite sono l’esercito della conoscenza, lasciano alle prime due il compito di nominarsi Alpha e Beta in Alfabeto, ora è possibile formulare la magia della parola.

Il ‘Nome-Elemento-Lettera Caele$te’ è l’archetipo, il mio destino, è la mia arma e il mio scudo. Come lo scriverò così altrettanto vivrò. Se finissi mai di creare le parole il mio Nome-Elemento-Lettera non cesserebbe di esistere.

"I nomi e la loro esattezza, sono per natura e non per convenzione"
 (tesi di Cratilo)

 A volte sono i sogni che rivelano la corretta struttura di nuove Parole-Elemento-Lettera, a noi modellarle in maniera alogica destrutturando a volte, assemblando in altre.
Come per i due emisferi del nostro cervello è necessaria un armonia armonizzante.
Come noi leggiamo sarà come noi scriveremo, come noi ricorderemo sarà quello che noi creeremo.
Non rifuggire mai dal disagio, al contrario accettarlo e rielaborarlo.

L’Elemento-Lettera è all'origine della parola a monte della pittura, potrà conquistare o essere conquistata, letta o cancellata, ascoltata o colpevolizzata ma non potrà mai essere ignorata ed è per questa ragione che merita studio e applicazione. Il verbo è frutto della combinazione di più Elementi-Lettera.

Lo $criptor è l’Assassino delle Lettere canonizzate, come Mercurio è ladro di bellezza e al contempo regna sulla Lettera che solamente poi attraverso il gesto si tramuta in parola.

La Lettera è uno sguardo rubato alla parola.

Nel Fvtvri$mo Cæle$te coesistono quattro differenti 'dvctvs' e tre differenti lettera-struttura, tutte dotate del potere della 'Omni Directione'.

1- Litteræ Cæle$te$ (dvctvs corsivo)

2- Litteræ Inver$æ (dvctvs capovolto di 180° gradi)

3- Litteræ Cælatæ (Lettere fantasma)

4- Litteræ Occvlte$ (Elementi Simbolo)

Nel Fvtvri$mo Cæle$te ogni singolo Elemento-Lettera incorpora legami cosmologici e mitologici ricco di un proprio significato-significante contrapponendosi perciò all'insignificato e all'insignificante, e particolari sfumature che non è possibile ricavare da scritture alfabetiche canonizzate. Le Lettere Cæle$ti sono la forma sacrale scrittoria. Quando ci apprestiamo a scrivere contemporaneamente leggiamo e siamo in grado di ascoltare la voce narrante in noi, questo è l'atto della recitazione-lettura-$crittura.

Nell’ AlfaBeto Cæle$te ogni lettera è ricca di significati e sfumature che non sono rintracciabili in una scrittura alfabetica canonica. 

 L' AlfaBeto è cosa divina.

Nel Fvtvri$mo Cæle$te ogni elemento-lettera è così composta in tre parti: valore fonetico che suggerisce la sua reale pronuncia, il valore pittografico a propria rappresentazione iconica, ed il valore determinativo per la lettura nel corretto senso di scrittura, direzione questa data dalla cuspide del $imbolo:

$agitta -}-->.

Il Tutto è nella Lettera, nel suo numero, nel suo suono, grazie alla sua rico-struttura- ri-forma-nome si oggettivizza la forza. Per questa ragione che tutto il reale si fonda su queste combinazioni originarie con le quali DIO ha generato il movimento del linguaggio. L’Alfabeto ed i suoi Elementi-Lettera possiedono il perchè dell’essere.

« Dubitando quippe ad inquisitionem uenimus; inquirendo ueritatem percipimus. »

Il termine Litteræ Cælestes, definisce una particolare scrittura sviluppata nella Cancelleria dell’Impero Romano d’Occidente. Si trattava di una scrittura estremamente elaborata tanto da risultare quasi illeggibile, ma era proprio l’illeggibilità di tale lettere a renderle uniche e garanzia di autenticità dei documenti imperiali.

(In relazione tra Lettere e Armi cito questa frase di Plinio il vecchio, Naturalis Historia, XXXIV, 18: GRAECA RES NIHIL VELARE, AT CONTRA ROMANI AC MILITARIS THORACIS ADDERE – E’ uso greco non coprire il corpo (degli elementi-lettera), mentre i romani, in quanto soldati aggiungono la corazza.

Sono create le Lettere Corazzate.

Le Lettere liberate ora si stagliano sulla seconda, terza, quarta e quinta dimensione.

Le mie Lettere Cæle$ti vogliono rivendicare l’unità ontologica del segno grafico, della Lettera, che è significato e significante.

Le lettere hanno i loro anticorpi per difendersi. La Lettera è uno sguardo rubato alla parola.

Il Fvtvri$mo Cæle$te avvia la $anta Expeditio $criptvram.

Gesù prima di pronunciare le parole: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra» avesse prima con il proprio dito scritto sulla terra ma che i farisei e gli scribi non furono in grado di decifrare perchè le sue ‘Litteræ Cæle$te$’ risultavano ad essi incomprensibili. A Gesù viene riconosciuta indubbiamente una capacità orale come profeta ma non viene mai affrontato il tema che Lui scriveva e che naturalmente leggesse, tutto questo per fare in modo che la rappresentazione iconografica irrompesse nella tradizione artistico-espressiva che da quel momento andava delineandosi. L’arte della $crittura ha sempre incontrato sulla propria strada innumerevoli ostacoli ma non per questo ha interrotto il proprio processo di continua Evoluzione. Il Fvtvri$mo Cæle$te si impone attraverso la propria Conoscenza e decreta Vfficialmente che la definizione ‘$crivere’ appartiene solamente a coloro che si riflettono nel ruolo di ‘Contemporanei $criba’.

Oggi riprendendo la tradizione delle Litteræ Cæleste$, il Fvtvri$mo Cæle$te libera dagli oscuri ipogei delle metropoli, riportandole in superficie, le Litteræ, che hanno due specifiche funzioni: la prima, pratica, combattere ogni tipo di plagio e, quindi salvaguardare lo stile; l’altra, ideologica, donare un’aura sacrale (Lvx Avr) e prestigiosa all’esercito delle Lettere di coloro che scrivono l’ ININTELLIGIBILE.

Ripristinare il legame tra oralità e scrittura, tra letteratura e scrittura, tra linguaggio e scrittura, in questo modo si preserverà la sacralità nell'arte dell’evoluzione della Lettera.

“Colui che scrive con la sola mano risiede al livello inferiore, colui che scrive con il braccio appartiene a quello superiore, ma nessuno può confrontarsi con colui il quale scrive con il proprio cuore”.

©FLYCAT Y1



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